Covid-19

Ottavo comunicato del Superiore Generale all' Ordine


Roma, 31 luglio 2020

COVID – 19 (8)

 

A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio

 

Carissimi,

 

mi rivolgo nuovamente a voi in relazione alla pandemia di coronavirus che dall’inizio dell’anno sta colpendo ogni continente e quasi tutti i Paesi del mondo, certamente con qualche differenza ma con gravi conseguenze per tutti per quanto riguarda la salute, la vita sociale, la sfera psicologica e quella spirituale.

 

Il numero dei contagi da Covid-19 è in aumento: ad oggi sono praticamente 17 milioni le persone che sono state contagiate nel mondo, delle quali oltre 660.000 sono morte. Stati Uniti, Brasile e India sono i Paesi che contano il maggior numero di casi positivi. Ci sono poi altri Paesi, principalmente in America latina, che sono stati duramente colpiti dalla pandemia: Messico, Perù, Cile, Argentina e Bolivia. Speriamo che nei prossimi mesi l’incidenza e l’aggressività del virus in queste zone vada diminuendo.

 

In Africa, fino ad oggi l’impatto non è stato molto forte, ma poco a poco i contagi stanno crescendo, soprattutto in Sudafrica e in qualche altro Paese. Per il momento nei Paesi in cui l’Ordine è presente, la situazione è relativamente controllata e nei nostri Centri in Africa abbiamo avuto pochissimi casi di positività.

 

In Europa e in Paesi come Cina, Corea, Australia ed altri, che hanno vissuto momenti difficili all’inizio della pandemia, la situazione è migliorata sebbene ci siano dei focolai di nuovi contagi, che costituiscono un monito ad essere prudenti e a mantenere tutte le misure di prevenzione, e persino a prevedere di adottare nuovamente misure più restrittive.

 

In alcuni luoghi i nuovi focolai risultano difficili da controllare, e si sta parlando di nuove ondate di contagi nei mesi a venire. In definitiva, è chiaro a tutti che fino a quando non disporremo di un vaccino efficace dovremo abituarci a convivere col virus.

 

Relativamente all’impatto del Covid-19 sull’Ordine, attualmente l’epicentro risulta essere il continente americano, in particolare l’America latina, come dicevo nel mio ultimo comunicato. Alcune Case hanno passato - o stanno ancora vivendo - momenti difficili. Nel concreto, gli ultimi dati di cui disponiamo sono i seguenti: 330 Collaboratori contagiati, uno dei quali ha perso la vita; 779 pazienti positivi al virus con 21 morti, e 3 Confratelli positivi, uno dei quali è ricoverato in ospedale.  

 

Per quanto riguarda i Confratelli dell’Ordine, e tenendo conto dei dati su esposti, fino a questo momento sono stati 51 i religiosi contagiati, cinque sono morti (come ho detto nei precedenti comunicati) e 43 sono guariti.

 

Oltre ai Collaboratori che sono risultati positivi al test del coronavirus in America latina, ce ne sono alcuni di più negli altri continenti, ma per il momento l’incidenza è molto bassa. In totale, sin dall’inizio oltre 1000 nostri Collaboratori sono stati contagiati, e tre di loro sono morti.

 

È difficile calcolare esattamente il numero delle persone contagiate dal coronavirus che sono state ricoverate nei nostri ospedali e quelle positive al virus nei nostri centri residenziali e sociali. Sino ad oggi sono stati curati e assistiti nelle nostre Case circa 5000 pazienti positivi, dei quali purtroppo ne sono morti 500. Preghiamo tutti il Signore per i membri della nostra Famiglia Ospedaliera che sono stati colpiti dal virus, per tutti i pazienti dei nostri Centri e per quanti nel mondo stanno soffrendo gli effetti della pandemia.

 

Questi sono i dati della pandemia e il suo impatto nel mondo e a livello dell’Ordine. Come dicevo, non sappiamo come andrà evolvendo, ma è chiaro che continuerà a convivere con noi, almeno fino a quando non sarà disponibile un vaccino efficace. È anche vero che poco a poco apprendiamo nuove cose riguardo il virus, e ciò ci consente di prepararci meglio per controllarlo ed affrontarlo, anche se non tutti i Paesi dispongono degli stessi mezzi. Di fatto la pandemia sta provocando pesanti ripercussioni sull’economia mondiale, soprattutto per molti Paesi che già si trovavano in una situazione difficile, e ciò a sua volta sta producendo altri elementi nocivi in termini di salute fisica e psicologica, disoccupazione, povertà, fame e altri tipi di malattie che, a causa del Covid-19, non vengono curate con la stessa attenzione. In questo senso, nel mio precedente comunicato vi parlavo della “nuova normalità”, alla quale dovremo abituarci e che non è certo la normalità che vivevamo prima.

 

Il tempo sta passando, e la pandemia continua a diffondersi e a mietere vittime. È normale che cresca l’incertezza, e talvolta anche il pessimismo, di fronte ai fatti che accadono, incluse le decisioni e i modi di agire di alcuni politici, di cui siamo venuti a conoscenza attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Per questo, oggi più che mai è importante continuare a richiamare tutti, in particolare i giovani, alla responsabilità, alla generosità e alla solidarietà nei confronti di chi è stato contagiato e con quanti sono considerati a rischio, come gli anziani, i malati e gli emarginati, che stanno risentendo di più delle conseguenze della pandemia, perché hanno perso il lavoro o per qualsiasi altra circostanza sociale, psicologica e spirituale.

 

Dato che la pandemia continua a crescere con forza, ribadisco che la miglior garanzia per affrontare questa situazione è l’ospitalità. Tutti noi che formiamo la Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio stiamo vivendo una emergenza carismatica, nella quale dobbiamo dare il meglio di noi mettendoci al servizio dei poveri, dei malati e di quanti sono in una situazione di bisogno, in primo luogo durante la crisi sanitaria, ma anche durante la crisi economica e sociale, che non si arrestano e che molte volte coesistono. So che l’Ordine sta facendo un grande sforzo e sta dando un’adeguata risposta carismatica a questa emergenza, nei luoghi in cui è presente. Per questo, ancora una volta voglio ringraziare tutte le persone che fanno parte della Famiglia di San Giovanni di Dio per l’impegno e il servizio che stanno realizzando in favore di chi è stato colpito dal Covid-19, rendendo viva e presente l’ospitalità del buon samaritano, la stessa che ci è stata tramandata dal nostro Fondatore, San Giovanni di Dio.

 

Gli effetti del coronavirus stanno avendo un impatto importante sulla dinamica e sulla vita dell’Ordine. Gli spostamenti si sono di molto ridotti, e possiamo realizzare le attività programmate soltanto in via telematica e virtuale, tanto a livello della Curia Generalizia quanto a livello delle Curie Provinciali. Dato che per il momento soltanto in Europa è relativamente possibile muoversi, abbiamo potuto tenere qualche riunione in presenza. Nei prossimi mesi vedremo se la situazione cambierà o meno, a seconda di come evolverà l’epidemia.

 

Qualche giorno fa, abbiamo avuto una riunione virtuale del Definitorio Generale per trattare alcuni temi e fornire informazioni sulla situazione attuale nelle diverse regioni dell’Ordine. Tra le altre cose, e visto che abbiamo dovuto cancellare l’Assemblea dei Superiori Maggiori prevista a Roma per la prima settimana di ottobre, abbiamo approvato di organizzare per regioni alcuni incontri del Consiglio Generale con i Superiori Provinciali, per trattare alcuni temi previsti e presentare dei documenti che dovranno essere divulgati nelle Province e nelle Delegazioni. Prossimamente manderemo alcuni documenti all’attenzione dei Superiori Provinciali. Nella prima quindicina di settembre invieremo per iscritto la convocazione. Se la pandemia lo consentirà, soltanto l’incontro della regione Europa si terrà in presenza.

 

È stato deciso poi di realizzare virtualmente la maggior parte delle riunioni delle Commissioni Generali e Regionali programmate per quest’anno. Le altre attività in presenza sono cancellate fino a quando non sarà consentita la libera mobilità tra Paesi e continenti.

 

Vorrei concludere con alcuni passi tratti dalla lettera “Prendiamoci cura gli uni degli altri come ha cura di noi il Dio della salvezza”, indirizzata a tutte le religiose e i religiosi del mondo da Suor Jolanta Kafka, RMI, Presidentessa dell’UiSG e da P. P. Arturo Sosa, sj. Presidente della USG, lo scorso 29 giugno:

 

“Il Signore Gesù ha promesso di essere con noi ogni giorno fino alla fine della storia e ci ha donato il suo Spirito che ci ricorda tutto quanto Lui ha imparato dal Padre e ha trasmesso a noi come suoi seguaci.

 

Come Vita Religiosa siamo chiamati a testimoniare l’amore tenero di Dio che, in Gesù, si prende cura di tutti gli esseri umani; siamo chiamati a prenderci cura della vita degli scartati, che questa pandemia ha moltiplicato in maniera esponenziale, conseguenza delle strutture ingiuste del nostro mondo, incapaci di mettere gli esseri umani e il Bene Comune al centro delle decisioni politiche locali, nazionali o mondiali.

 

Siamo chiamati a prenderci cura del presente e del futuro dell’umanità, nella sua relazione con l’ambiente, accompagnando i giovani e imparando da loro, per rinnovare il senso della nostra vita e missione come persone consacrate.

 

Di fronte a tanta negligenza, messa in evidenza dalla pandemia, come Vita Religiosa, vogliamo avviare processi che portino a una cultura della cura, attraverso il dialogo profondo con i nostri compagni e compagne nella missione perché, nel massimo rispetto per la coscienza e la vocazione di ciascuno, si generi un ambiente di discernimento che possa illuminare la programmazione apostolica e possa contribuire alla missione di riconciliare tutte le cose in Cristo. Curare e lasciarsi curare per crescere come Vita Religiosa in una dimensione universale”.

 

In questo tempo contrassegnato dalla pandemia, proclamiamo la cultura della cura nei confronti di tutti, specialmente dei più deboli e vulnerabili, affinché continuino a regnare la speranza e la fiducia che ci offre il Dio della Vita. Prendiamoci cura gli uni degli altri, con la tenerezza e l’ospitalità con cui il Signore si prende cura di noi!

 

Vi saluto tutti fraternamente, uniti nell’ospitalità e nella preghiera.

 

 

Fra Jesús Etayo

Superiore Generale



Roma, 30 giugno 2020


COVID – 19 (7)


A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio

 

Carissimi,

 

È trascorso all’incirca un mese dalla mia ultima comunicazione sulla pandemia di coronavirus e il suo impatto nel mondo e nella nostra Istituzione. La situazione attuale vede una continua diffusione del virus che, seppure con delle differenze a livello geografico, sta crescendo in modo preoccupante.  Attualmente sono quasi dieci milioni le persone contagiate dal Covid-19, delle quali circa mezzo milione sono morte e cinque milioni sono guarite.

 

L’epicentro della pandemia non è più l’Europa, ma il continente americano, sia del nord (Stati Uniti in particolare), sia del centro e del sud, dove i Paesi più colpiti sono Brasile, Perù, Cile e Messico, ma la situazione è preoccupante anche in altre nazioni della stessa regione.


Un altro importante focolaio che sta crescendo è l’India, che registra oltre mezzo milione di contagiati e oltre 15mila morti. Per il momento nel continente africano la pandemia di coronavirus non si sta abbattendo con molta forza, anche se il numero dei contagi è in ascesa e si teme che nel futuro possa crescere molto di più, il che ovviamente speriamo non accada, per il bene di tutti.


In Europa e in Paesi come Cina, Corea, Australia e altri, la situazione è migliorata: sono in pratica terminati i confinamenti e i periodi di quarantena, e si sta tornando a quella che chiamano “la nuova normalità”, che però comporta misure di prudenza e sicurezza. La paura è quella di non fare dei passi indietro che ci potrebbero portare a nuovi periodi di confinamento, anche se ci sono sempre dei focolai di contagi che comunque sono sotto controllo. Non possiamo nasconderci però che esistono dei timori, confermati dagli esperti, per nuove ondate di contagio che potrebbero verificarsi nel futuro, almeno fino a quando non si troverà un vaccino efficace, il che sembra non avverrà tanto presto, anche se le case farmaceutiche stanno accelerando i tempi. 


Per quanto riguarda l’Ordine, l’impatto del Covid-19 sta cambiando in funzione del suo epicentro: mentre prima il principale focolaio era il continente europeo, dove l’impatto è stato molto forte, ora è notevolmente diminuito e sembra che la situazione sia sotto controllo.


Relativamente ai nostri Confratelli, al momento nessuno di loro risulta contagiato in tutto il mondo. In totale sono stati 47 i religiosi contagiati, dei quali cinque sono morti, come ho detto nei precedenti comunicati, e 42 hanno avuto un soddisfacente recupero.


Il numero dei nostri Collaboratori che sono risultati positivi al test del coronavirus è stato molto alto; sono quasi tutti guariti eccetto tre che purtroppo sono morti. Non abbiamo il numero esatto dei Collaboratori contagiati durante la pandemia, ma sono stati almeno 800. Di questi circa 200 risultano ancora positivi al virus, in gran parte nelle Case del continente americano, qualcuno in Europa e pochissimi in Africa, tutti sotto controllo.


Se facciamo il conto delle persone contagiate dal coronavirus che sono state ricoverate nei nostri ospedali, più le persone nei nostri centri residenziali e sociali che sono risultate positive, ad oggi possiamo dire che sono stati curati nelle nostre Case oltre 4000 pazienti, dei quali ne sono morti circa 400.


Questi sono i dati approssimativi di come ci ha colpito sino ad oggi la pandemia del Covid-19 in ambito sanitario. Già dicevo nei precedenti comunicati che altre aree ne stanno risentendo fortemente, come quella economica, sociale e anche spirituale. In alcune parti si sta riprendendo l’attività in tutti i settori, ma con grande prudenza e timore per non favorire nuovi contagi che possono portare ad adottare altre misure di confinamento. Gli esperti prevedono un’importante crisi economica, con un forte aumento della disoccupazione, il che comporterà molte difficoltà a livello sociale e familiare. Tutto ciò accadrà indipendentemente da come evolverà la pandemia, che potrebbe presentare uno scenario ancora più difficile e complicato.


In molti luoghi, soprattutto dove sembra che le cose siano più controllate, si parla di “nuova normalità”, un’espressione che indica come non si tratti di una vera normalità: non lo è perché, sebbene in molti ambiti abbiamo recuperato la libera circolazione, ci sentiamo quasi “minacciati” di fronte ad un eventuale ritorno della pandemia, il che è molto probabile. Dobbiamo rispettare la distanza sociale, indossare la mascherina, lavarci le mani di frequente e adottare tante altre misure. Possiamo uscire e incontrare i Confratelli, i familiari e gli amici, ma sempre con le opportune precauzioni. Ad ogni modo, ciò sembra già tanto a chi ha dovuto passare mesi recluso in casa. Si può riprendere l’attività lavorativa ma con prudenza, prestando particolare attenzione alle riunioni, ecc… da qui sembrerebbe che il telelavoro si imporrà definitivamente, con le diverse piattaforme on line che ci permettono di tenere riunioni di ogni tipo.  Possiamo inoltre andare al bar, al ristorante, recarci in determinati Paesi … ma sempre con prudenza, fino a quando non si troverà un vaccino efficace.


Questa nuova normalità si caratterizza dunque per l’incertezza; non dobbiamo né possiamo abbassare la guardia. Si caratterizza anche per la responsabilità, poiché ignorare gli appelli alla prudenza potrebbe nuocere agli altri. La generosità e la solidarietà contraddistinguono necessariamente il momento che stiamo vivendo, perché il coronavirus minaccia la vita stessa delle persone, ma anche il modo e i mezzi per vivere, e come sempre accade ciò colpisce ancora di più i poveri e i vulnerabili. Ecco perché questa nuova fase della cosiddetta “nuova normalità” deve essere affrontata con la garanzia dell’ospitalità: di fronte all’incertezza, dev’essere responsabile, generosa e solidale, inclusiva e accogliente.


Nelle precedenti comunicazioni, quando molti Paesi del mondo, specialmente in Europa, avevano adottato misure di confinamento, vi dicevo che era l’ora dell’ospitalità. Oggi ribadisco questa affermazione per quei luoghi e Paesi che stanno vivendo la fase della quarantena o confinamento, ma anche per quanti hanno iniziato questa “nuova normalità”: per tutti è l’ora dell’ospitalità, quella di uscire da noi stessi per accogliere con responsabilità, generosità e solidarietà molte persone che vivono nell’incertezza e nella precarietà, in qualsiasi ambito della propria vita. Esorto nuovamente tutti i Confratelli, le Comunità e i Centri a mostrare la propria sensibilità nei confronti delle necessità delle persone, aiutandole in modo generoso, essendo creativi e audaci. Vi invito a segnalare alla Segreteria della Curia Generalizia le iniziative e i progetti che le Province, i Centri e le Comunità stanno realizzando, in linea con quanto ho appena detto. Sarà un bel modo per condividere queste iniziative, che faremo conoscere a tutto l’Ordine attraverso la nostra pagina web.


La pandemia di coronavirus sta avendo un impatto evidente sul lavoro e le attività dell’Ordine, delle Curie Provinciali e della Curia Generalizia. Abbiamo dovuto cancellare praticamente la totalità dei viaggi previsti, così come le visite e gli incontri previsti qui a Roma. Durante questo periodo abbiamo avuto diverse sessioni del Definitorio Generale attraverso i sistemi di videoconferenza, per poter seguire e dare risposte ai temi essenziali della vita dell’Ordine. Il 25 giugno scorso abbiamo avuto l’ultimo incontro del Definitorio Generale e, visto quanto si prospetta relativamente alla diffusione della pandemia, è stato deciso di cancellare le Visite Canoniche Generali previste per il 2020, così come l’Assemblea dei Superiori Maggiori programmata per i primi di ottobre. Sicuramente attorno a queste date si programmeranno alcuni incontri on line con i Superiori Provinciali, a livello regionale o per lingue, per esaminare temi e informazioni più urgenti. Nella Curia Generale cercheremo poi di realizzare virtualmente la maggior parte degli incontri, e le riunioni delle commissioni e dei gruppi di lavoro già in programma. Se la situazione non dovesse cambiare, saranno cancellati tutti gli incontri e i viaggi, perlomeno quelli intercontinentali, fino a nuova data.


Desidero ringraziare ancora una volta i Confratelli, i Collaboratori e i Volontari di tutte le Case dell’Ordine, per il lavoro, il servizio e l’impegno che hanno profuso nella lotta contro la pandemia, non di rado in condizioni molto difficili. Tutti voi state onorando la figura e l’esempio di San Giovanni di Dio e di tanti Confratelli e Collaboratori che, lungo l’arco della storia dell’Ordine, non hanno guardato a sé stessi ma si sono lanciati a combattere la sofferenza, la povertà e la malattia, spesso


in situazioni di epidemie molto dure, e per molti di loro a costo della propria vita.  È stato il prezzo dell’ospitalità vissuta nel profondo. Preghiamo il Signore affinché nessuno perda la vita e nessuno si contagi, ma dobbiamo agire con la stessa ospitalità profonda e responsabile che hanno mostrato coloro che ci hanno preceduti.


Concludo con alcune parole, come sempre ispiratrici, che Papa Francesco ha rivolto ai sacerdoti della diocesi di Roma il 31 maggio scorso:

«Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi!”» (Gv 20,19-21). Il Signore non ha scelto o cercato una situazione ideale per irrompere nella vita dei suoi discepoli. Certamente avremmo preferito che tutto ciò che è accaduto non fosse successo, ma è successo; e come i discepoli di Emmaus, possiamo anche continuare a mormorare rattristati lungo la strada (cfr. Lc 24,13-21). Presentandosi nel Cenacolo a porte chiuse, in mezzo all’isolamento, alla paura e all’insicurezza in cui vivevano, il Signore è stato in grado di trasformare ogni logica e dare un nuovo significato alla storia e agli eventi. Ogni tempo è adatto per l’annuncio della pace, nessuna circostanza è priva della sua grazia. La sua presenza in mezzo al confinamento e alle assenze forzate annuncia, per i discepoli di ieri come per noi oggi, un nuovo giorno capace di mettere in discussione l’immobilità e la rassegnazione e di mobilitare tutti i doni al servizio della comunità. Con la sua presenza, il confinamento è diventato fecondo dando vita alla nuova comunità apostolica.”


La presenza del Signore può cambiare tutto. Che pur nell’incertezza e nella difficoltà regni quella speranza e la fiducia che ci offre la pace del Risorto, che è vivo in mezzo a noi.

Vi saluto tutti fraternamente, uniti nell’ospitalità e nella preghiera. 

 

Fra Jesús Etayo

Superiore Generale


Roma, 20 maggio 2020

COVID – 19 (6)


A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio


Carissimi,


Mi rivolgo a voi per la sesta volta, in relazione alla pandemia di coronavirus che continua a propagarsi nel mondo, anche se la diffusione del contagio sta cambiando con il passare del tempo. Attualmente sono quasi cinque milioni le persone risultate positive al Covid-19, mentre i morti sono oltre 325mila, e grazie a Dio tante altre migliaia di persone sono guarite. E’ certo che la pandemia stia avanzando; in alcuni luoghi fa la sua prima comparsa e in altri si teme per una eventuale seconda ondata. Tutti stiamo sperando che venga trovato un vaccino che sia efficace e che possa essere distribuito in tutto il mondo, anche se a detta degli esperti ci vorrà ancora del tempo.  


In molti Paesi, grazie alle misure di confinamento che sono state adottate, i contagi e i decessi si sono notevolmente ridotti.  Attualmente questi Paesi stanno iniziando una nuova fase, con un allentamento delle restrizioni, così da poter tornare poco a poco a quella che qualcuno chiama “la nuova normalità”, malgrado il timore che delle imprudenze possano far scatenare nuovi focolai di contagio. In alcune zone continuano ad essere in atto severe misure restrittive, mentre in altre parti ci si aspetta una diffusione più virulenta del coronavirus.


Per quanto riguarda l’Ordine, le nostre comunità e i centri, la situazione in generale è attualmente più tranquilla. Per la maggior parte i Confratelli che erano stati contagiati risultano negativi, ad eccezione di tre che speriamo lo siano nei prossimi giorni. Bisogna dire però che, malgrado risultino negativi, in alcuni casi il virus ha lasciato degli strascichi, il che richiede cure mediche e un trattamento adeguato.


Lo stesso si sta verificando con i Collaboratori: sono stati molti quelli che si sono contagiati, ma grazie a Dio la maggioranza di loro sta bene. Resta ancora un gruppo significativo di positivi, e ultimamente dobbiamo registrare la morte di un Collaboratore in Colombia.


Relativamente alle persone con Covid-19 assistite nei nostri centri, il numero è in calo, ma ci sono ancora diversi ospedali, specialmente in Europa, che continuano ad assistere questi malati. Sono state curate oltre 2000 persone con il coronavirus, delle quali circa 300 sono morte.


Mentre in molti Paesi stiamo entrando in quella che viene chiamata ‘Fase 2’, perché i contagi e i decessi a causa del virus sono diminuiti considerevolmente, ci rendiamo conto che gli effetti del Covid-19 non sono solamente sanitari, ma anche sociali, economici, spirituali e istituzionali. Di fatto, si dibatte molto sulla necessità di abolire le restrizioni e di riaprire i negozi, riavviando così l’economia, per non sprofondare in una crisi economica e sociale sempre più grave.


Papa Francesco di dice che “la credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole”. [1]  Nei precedenti comunicati vi dicevo che questa è l’ora dell’ospitalità.  È l’ora di manifestare il Cristo compassionevole e misericordioso del Vangelo (cfr. Cost. 5), di uscire da noi stessi, con le dovute precauzioni, per assistere le persone bisognose, vittime della pandemia non solo a livello sanitario, ma anche a livello sociale, economico e spirituale. È un modo per rafforzare la credibilità della Chiesa, del nostro Ordine e della Famiglia di San Giovanni di Dio.


A livello istituzionale, dell’Ordine, stiamo prevedendo che ci saranno difficoltà importanti per molti nostri centri e opere, a causa della crisi provocata dalla pandemia: centri che hanno dovuto chiudere molti servizi, altri che registrano una notevole diminuzione della propria attività per mancanza di pazienti e per altre ragioni, che metteranno in crisi molte nostre strutture. Dobbiamo prevedere questi eventi e gestirli nel miglior modo possibile, con piani concreti per questo momento, adeguando i servizi e le risorse per non creare debiti eccessivi che potrebbero minare la sostenibilità delle strutture stesse. Nell’ambito delle nostre possibilità, dovremo anche essere aperti e disponibili per aiutarci nella stessa Provincia e anche per aiutare altre Province e centri che si trovano in difficoltà a causa della loro situazione e perché colpiti dalla pandemia. Come sempre, non dubitiamo della generosità e dell’ospitalità nei confronti di tutte le opere e delle persone che fanno parte del nostro Ordine. E’ l’ora dell’ospitalità nei confronti della nostra Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio.


A livello sociale stanno aumentando enormemente i problemi di ogni tipo, malgrado gli sforzi di molti governi per aiutare i propri cittadini: persone che perdono il lavoro, imprese e negozi che devono cessare la propria attività perché non è più remunerativa, famiglie cui inizia a mancare il necessario e che devono chiedere alimenti o capi di vestiario, altre che non possono più continuare a pagare l’affitto o il mutuo e con molta probabilità perderanno la casa: sono tutte situazioni molto tristi che non possono lasciarci indifferenti. Per questo, e nella misura del possibile per ogni Provincia e per ogni centro, vi esorto a creare spazi di solidarietà e di aiuto per le persone con gravi necessità sociali, comprese quelle che collaborano nelle nostre opere apostoliche.


So che in molti lo state già facendo e che in queste circostanze non è sempre facile, ma è necessario essere creativi e reinventare l’ospitalità, soprattutto con coloro che sono più vicini ai nostri centri, aiutandoli per quanto possiamo, specialmente per le necessità fondamentali, o collaborando con altri enti impegnati in favore dei più bisognosi, di modo che nessuno resti indietro. Vi invito tutti, specialmente i Confratelli, ad essere pionieri e promotori di questi progetti, perché è l’ora dell’ospitalità … non rimaniamo indietro noi! 


Altre conseguenze della pandemia sono le difficoltà a livello di relazioni umane, della salute mentale e a livello spirituale e religioso. Nel mio precedente comunicato incoraggiavo i Servizi di Attenzione Spirituale e Religiosa a non trascurare questa dimensione con i malati, i familiari e i collaboratori. Rinnovo questo invito e lo estendo non soltanto a questi Servizi, ma anche ai Confratelli e ai Collaboratori che operano nel campo della salute mentale, e in generale a tutti i membri della Famiglia di San Giovanni di Dio, ad essere disponibili ad ascoltare, accompagnare e aiutare tutte le persone che stanno soffrendo per queste difficoltà, dato che le conseguenze personali, familiari, sociali ed economiche della pandemia sono molto grandi e stanno producendo molta sofferenza. Per tutti noi che facciamo parte dell’Ordine è l’ora dell’ospitalità… quella di ascoltare, accompagnare e dare speranza.


In questa situazione dolorosa, lo Spirito del Signore Risorto ci parla attraverso i tanti gesti di amore misericordioso e compassionevole che vediamo ogni giorno nei nostri centri e in tutto il mondo. Lo Spirito Santo, del quale attendiamo la venuta prossimamente nella Pentecoste, continua ad essere presente nella sua Chiesa e nel nostro Ordine, ispirandoci nuovi modi di manifestare l’amore misericordioso e compassionevole di Dio attraverso l’ospitalità. Quelli che vi ho indicato sono soltanto alcuni esempi, che vi invito a concretizzare in ogni Provincia, Comunità e Centro, perché lo Spirito del Signore ci dice anche che è l’ora dell’ospitalità per tutti noi. Coraggio!


Come ho fatto in ognuna delle mie lettere, desidero esprimere anche questa volta il mio ringraziamento a voi Confratelli, Collaboratori e Volontari, che sin dall’inizio della pandemia state lavorando in modo esemplare e con generosità, testimoniando il meglio che può offrire la nostra istituzione: l’ospitalità al servizio dei malati e di chi si trova nel bisogno. San Giovanni di Dio è orgoglioso di voi!


Sono più di due mesi che l’Italia, e pertanto la Curia Generale, è sottoposta a misure restrittive. Attualmente si sta procedendo con un’apertura graduale, ma non è ancora possibile viaggiare né tenere le riunioni che avevamo in programma. Ne stiamo tenendo alcune attraverso i moderni mezzi di comunicazione, come le sessioni del Definitorio Generale, il che ci sta consentendo di seguire e dare una risposta alle cose più urgenti. Non sappiamo ancora quando potremo tornare alla vita normale, ma temiamo che ci vorrà del tempo, anche se alcune cose si sbloccheranno. Per il momento abbiamo dovuto cancellare le Visite Canoniche Generali previste fino al mese di luglio, così come tutti gli incontri previsti a Roma.


Allo stesso modo, siamo stati costretti a posticipare le Assemblee Provinciali per l’unificazione delle Province di Spagna e dell’America Latina, previste per i prossimi mesi di giugno e luglio. In funzione di come evolverà la pandemia, vedremo se si potranno realizzare le attività programmate dal Governo Generale a partire dal mese di agosto sino alla fine dell’anno.


Nella mia lettera circolare per la Santa Pasqua vi informavo della chiusura, prevista per il 1° maggio, dell’Anno Giubilare indetto per i 30 anni dalla canonizzazione di San Riccardo Pampuri e i 90 anni dalla sua morte. L’Anno Giubilare era stato richiesto da S.E. Mons. Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia, e vi ha partecipato l’Ordine, in particolare la Provincia Lombardo-Veneta. Dato che la pandemia di coronavirus ha confinato tutta l’Italia per oltre due mesi, la Penitenzieria Apostolica, su richiesta del vescovo di Pavia, ha concesso il prolungamento dell’Anno Giubilare fino al 1° maggio 2021. 


Concludo citando le parole di Papa Francesco: “Ora, mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua proprio questo pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente. Si trasmette a partire dall’idea che la vita migliora se va meglio a me, che tutto andrà bene se andrà bene per me. Si parte da qui e si arriva a selezionare le persone, a scartare i poveri, a immolare chi sta indietro sull’altare del progresso. Questa pandemia ci ricorda però che non ci sono differenze e confini tra chi soffre. Siamo tutti fragili, tutti uguali, tutti preziosi. Quel che sta accadendo ci scuota dentro: è tempo di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità!”[2]  È infine l’ora dell’ospitalità, quella di stare accanto ai malati, ai poveri e ai bisognosi, alle persone vulnerabili e a quelle scartate dal virus dell’egoismo indifferente.


Vi saluto tutti fraternamente, uniti nell’ospitalità e nella preghiera.  

 

Fra Jesús Etayo

Superiore Generale



[1]Misericordiae Vultus, 10.

[2]Papa Francesco, Omelia II Domenica di Pasqua, Chiesa S. Spirito in Sassia, 19 aprile 2020.

 


Roma, 28 aprile 2020

COVID – 19 (5)

 

A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio

Carissimi,

La pandemia di coronavirus sta continuando ad avanzare, e in pratica ha colpito tutto il mondo. I contagi aumentano di giorno in giorno, così come il numero dei morti, ma grazie a Dio sta crescendo anche quello dei guariti.

Ciò che poco a poco sta cambiando sono le fasi della pandemia: alcuni Paesi hanno appena iniziato o si trovano nella fase del confinamento, altri invece si stanno preparando a quella successiva. Di certo sono molti i dubbi e le incertezze che accompagnano questa tappa di “convivenza con il virus”, perché sono ancora tante le cose che non sappiamo.

Per quanto riguarda la diffusione del Covid-19 nell’Ordine, in base alle informazioni di cui disponiamo fino ad oggi i dati sono i seguenti: sono stati contagiati in totale 43 Confratelli, dei quali 5 sono morti, come ho già detto nel mio precedente comunicato, 24 sono guariti e 14 risultano ancora positivi, ma sono in fase di recupero. Di questi ultimi, otto appartengono alle Province Spagnole, quattro a quella del Buon Pastore (uno alla Provincia Coreana ma sta trascorrendo un periodo di studio in Canada), un Confratello alla Provincia Francese e un altro a quella Lombardo-Veneta. Speriamo che tutti possano guarire presto.

Riguardo ai Collaboratori, non abbiamo un dato preciso, ma sappiamo che molti di quelli che a suo tempo erano stati contagiati ora sono guariti e sono tornati al lavoro. Ciò nonostante, sono almeno 300 i Collaboratori che attualmente risultano positivi al virus, specialmente in Spagna, Italia e in Colombia, dove qualche giorno fa abbiamo appreso del contagio di 42 Collaboratori in uno dei centri di Bogotá. In Africa, dalle notizie di cui disponiamo risultano alcuni contagiati nell’ospedale di Monrovia (Liberia). Nel resto del mondo in cui l’Ordine è presente non abbiamo notizie di altre persone contagiate.

In alcuni nostri ospedali e centri sono morte un buon numero di persone a causa del Covid-19. Anche dei residenti nei centri dell’Ordine sono morti dopo aver contratto il virus, sia negli stessi centri, sia in altri ospedali in cui erano stati portati. Preghiamo per tutti loro, e ai familiari giungano le nostre più sentite condoglianze.

La pandemia non sta creando solo problemi di salute, che indubbiamente sono quelli da risolvere con maggiore urgenza, ma stiamo vedendo che sta portando ad una grave crisi a livello economico, sociale, e che colpisce anche il benessere psicologico e spirituale delle persone. Questa situazione è veramente preoccupante, poiché riguarda tutto il mondo e perché avrà un impatto ancora più forte sulle persone e sulle nazioni più deboli.

In molti intravedono la difficoltà di sostenere i centri, a causa del calo delle attività e della crisi economica in arrivo, e hanno timore di dover chiudere qualche struttura per un eventuale aumento dei contagi o per mancanza di risorse. È necessario, fin da questo momento, gestire la situazione di ogni centro tenendo conto di queste realtà e adottando tutte le misure necessarie e fattibili che ne consentano il sostentamento. Come sempre, contiamo sulla generosità dell'Ordine e di tutte le sue Province, ma in questa occasione dobbiamo pensare che la crisi è mondiale e sarà difficile soddisfare tutte le richieste.

Di fronte al difficile momento che stiamo vivendo e a quello che sembra dovrà vivere l’intero pianeta nei prossimi mesi e anni, tutti noi che facciamo parte dell’Ordine, della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio, siamo invitati a dare il meglio di noi stessi: l’ospitalità nello stile di San Giovanni di Dio. Tutti, Confratelli e Collaboratori, siamo chiamati a non pensare soltanto a noi, ma a dare assistenza ai malati, alle persone povere e a quelle vulnerabili che sono ancora più abbandonate ed emarginate a causa della pandemia. Dobbiamo farlo con tutte le misure preventive del caso, ma ricordandoci che la nostra missione di ospitalità ci chiama a farlo, a dedicarci ai nostri fratelli bisognosi, così come hanno fatto San Giovanni di Dio e molti altri Confratelli che ci hanno preceduti.

Vi vorrei ricordare che dobbiamo prestare un’attenzione particolare all'assistenza spirituale e religiosa nei centri, senza trascurarla in nessun momento. Bisogna mantenere le regole della protezione, ma nel contempo dare sollievo spirituale e umano ai malati e ai loro familiari, ai collaboratori e ai volontari. Insieme all'esercito degli altri Confratelli e Collaboratori, siete chiamati a farvi portatori dell'amore di Dio a coloro che soffrono.

Ancora una volta, desidero ringraziare tutti i Confratelli e i Collaboratori per l'impegno e il servizio di ospitalità che stanno svolgendo in questo difficile periodo, come dei veri figli di San Giovanni di Dio. Dobbiamo continuare e prepararci ad intensificare la nostra dedizione nei confronti dei malati, dei poveri e dei bisognosi che questa pandemia sta producendo. È l'oradell'Ospitalità, e noi siamo chiamati dal Signore e dalla Chiesa ad essere l'avanguardia dell'amore samaritano di Dio per i suoi figli più fragili e vulnerabili.

Profitto di questo comunicato per presentarvi un breve documento, che troverete in allegato, redatto dalla Commissione Generale di Bioetica del nostro Ordine, di cui è responsabile Fra Joaquim Erra, primo Consigliere Generale. È una riflessione che vuole aiutarci a individuare gli elementi fondamentali che la pandemia sta producendo, contribuendo con alcuni criteri in linea con quanto ho appena indicato in questa lettera, e fornendoci risorse che possono tornare utili a tutti. Vi invito a leggerlo e inviarlo ai responsabili dei Comitati o qualsiasi altro tipo di gruppo o forum sulla Bioetica presenti nelle Province e nelle Case. Ringrazio la Commissione Generale di Bioetica per questo documento.

Concludo con alcune frasi tratte dal comunicato che la Provincia del Buon Pastore ha inviato ai Collaboratori lo scorso 20 aprile. "Riflessione sulla missione: l'ospitalità come risposta radicale per venire incontro ai bisogni degli altri. Oggi riflettiamo sul valore della Dignità. La nostra missione di ospitalità si basa sui diritti umani fondamentali, come l’accesso al cibo, alla sicurezza, all'alloggio, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, che sono essenziali per la dignità umana. La fede vince la paura! E’ comprensibile che possiamo portare le nostre paure e le nostre ansie sul posto di lavoro, vista la situazione attuale. Non siamo soli. Non siete soli. Lo supereremo insieme”.

Questo è un bel modo di concretizzare oggi la nostra missione di ospitalità: difendere la dignità delle persone più fragili e vulnerabili, che sono molte di più a causa di questa pandemia. Non lasciamoci vincere dalla paura. La fede nel Signore risorto e l'ospitalità che abbiamo ricevuto secondo lo spirito di San Giovanni di Dio, ci esortano ad andare nel mondo distribuendo amore, solidarietà e dignità a tutti i bisognosi, nei quali si incarna il Cristo Risorto.

Vi saluto tutti fraternamente, uniti nell’ospitalità e nella preghiera, specialmente in questi giorni in cui stiamo celebrando la Settimana di preghiera per le Vocazioni.


Fra Jesús Etayo

Superiore Generale




Roma, 14 aprile 2020

COVID – 19 (4)

 

A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio

Carissimi,

Quest’anno, nella maggior parte del mondo, abbiamo vissuto la Settimana Santa e celebrato la Pasqua in modo inusuale e diverso, a causa della pandemia del coronavirus. Il confinamento obbligatorio imposto in molti Paesi ha fatto sì che tante persone e comunità religiose abbiano dovuto partecipare alle celebrazioni liturgiche soltanto attraverso la televisione o con altri mezzi di comunicazione. Abbiamo visto le celebrazioni che si sono tenute in una Basilica di San Pietro eccezionalmente vuota, il che ci ha trasmesso una sensazione strana. Abbiamo vissuto e siamo entrati nella Pasqua in questo modo inusuale, ma sempre con la gioia e la speranza che la vita che ci porta il Cristo Risorto avrà l’ultima parola, e ci aiuterà a superare questo tempo contrassegnato dal dolore, dalla sofferenza e dalla morte.

Come sapete, la pandemia si sta estendendo e sta arrivando in ogni parte del mondo, anche se per il momento con un impatto diverso. Nelle prossime settimane sapremo in che modo il virus si sta abbattendo sui diversi continenti e Paesi.

Attualmente, gli Stati Uniti sono la nazione che conta il maggior numero di persone contagiate e di morti, seguita da vari Paesi europei, tra i quali principalmente Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito. Il virus è arrivato anche in America Latina e in Africa, dove per il momento l’impatto è ancora limitato, anche se bisognerà seguirne l’evoluzione nelle prossime settimane. Il continente Asiatico, così come l’Australia e la zona del Pacifico, sono in linea con le informazioni anteriori.

I cittadini di gran parte del mondo sono confinati nelle loro case, in attesa che si possa riprendere il controllo della situazione. Per il momento soltanto la Cina ha iniziato la riapertura, seppure con alcune restrizioni dettate dalla prudenza, visto che non si conosce con esattezza il comportamento del virus.

Per quanto riguarda l’Ordine, l’epidemia di Covid-19 sta avendo un andamento simile a quello del resto del mondo. Sino ad oggi, e sulla base delle informazioni che ci sono pervenute, quattro nostri Confratelli sono morti a causa del coronavirus (due della Provincia Aragonese, uno di quella Andalusa e uno della Francese). Vari Confratelli sono stati contagiati dal virus, per la maggior parte in Spagna, uno in Italia e due in Francia, uno dei quali è morto. In Spagna, oltre ai Confratelli defunti, dodici sono stati curati e ora sono negativi, mentre altri 18 continuano il processo verso la guarigione, che speriamo sia confermata nei prossimi giorni, così come il Confratello della Provincia Lombardo-Veneta e l’altro della Provincia Francese; tutti infatti sono ancora positivi al test del Covid-19.  

Relativamente ai Collaboratori, un buon numero di essi sono stati contagiati, in gran parte perché molti ospedali dell’Ordine stanno assistendo malati con il coronavirus. Non abbiamo ancora i dati esatti, ma dalle informazioni in nostro possesso dovrebbero essere attorno ai 300, per la maggior parte in Spagna e in Italia, ma anche in altri Paesi - abbiamo saputo oggi dei primi casi in Africa – quelli che sono risultati positivi al test, e i loro colleghi che devono rispettare la quarantena. Poco a poco vanno guarendo, e non ci risulta che ci siano stati casi di decessi, in base alle ultime informazioni.

Sono molti i pazienti con Covid-19 che sono assistiti negli ospedali dell’Ordine. Tanti di loro stanno guarendo, ma purtroppo ci sono state anche persone che non hanno potuto superare l’infezione, e che sono morte. Ci sono stati dei decessi anche nelle Residenze per Anziani, sebbene in generale si stia facendo un buon lavoro per evitare i contagi.

In questa occasione vorrei ricordare proprio le Residenze per Anziani, i Centri di Salute Mentale, i Centri per Disabili e quelli che si occupano dei senzatetto, degli immigrati o delle persone emarginate. Come sapete, sono centri ad alto rischio ed è necessario adottare tutte le misure per evitare i contagi, perché se non prestiamo la massima attenzione la situazione potrebbe essere molto grave.  Bisogna ascoltare gli esperti e seguire le norme previste in questi casi. In questi Centri, e soprattutto nel momento contingente, deve esserci una zona riservata ai contagiati e un’altra per coloro che non lo sono, evitando ad ogni costo nuovi contagi.

Desidero ringraziare la regione dell’America Latina per il lavoro di coordinamento e di aiuto che si sta realizzando tra le Province e le Delegazioni, per uniformare i criteri e lavorare con gli standard più appropriati in tutti i sensi. Da varie settimane poi è stata istituita una Unità di Crisi per l’Africa, coordinata dalla Fondazione Juan Ciudad, cui partecipano diversi enti dell’Ordine in Europa (Irlanda, Olanda, Italia), la Provincia di Sant’Agostino e l’Ufficio Missioni e Cooperazione Internazionale della Curia Generalizia, per consigliare e aiutare le Case delle due Province Africane, soprattutto stabilendo i protocolli che devono seguire, per conoscere le loro necessità e inviare le risorse per acquisire il materiale di protezione che servirà per una prima fase. Questo gruppo continua a lavorare e, a seconda di come si diffonderà il virus, vedrà in che modo potrà supportare le nostre Case in Africa.

Non voglio concludere questo comunicato senza aver ringraziato ancora una volta tutti i Confratelli e i Collaboratori che in questi giorni stanno lavorando sino allo stremo per curare i malati e le persone assistite nei nostri Centri e le loro famiglie, nella lotta contro questa pandemia. In alcuni luoghi sembra che la situazione stia migliorando, ma siamo consapevoli che in altri è ancora molto difficile, se non addirittura problematica. A tutti giunga il più sentito grazie della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio.

Nella Curia Generalizia anche noi stiamo vivendo una situazione quasi del tutto simile a quella del confinamento. Tutto ciò ha comportato che molte attività e riunioni previste in questo periodo siano state sospese. Ci sono cose che si possono realizzare grazie alla tecnologia, ma per altre non è possibile. Non sappiamo per quanto tempo ancora durerà questa situazione. Quando si concluderà, dovremo riprogrammare quanto non possiamo realizzare adesso. Vi informeremo comunque a tempo debito.

Ringrazio i Superiori Provinciali per le informazioni che stanno inviando, e li invito a continuare a farlo, per avere i dati più aggiornati.

La situazione che stiamo vivendo è certamente molto difficile, e non sappiamo quanto ancora durerà. Come ho già detto, sono molte le persone che sono costrette a rimanere confinate a casa, e ciò non è certo facile. In questo tempo pasquale, continuiamo ad affidarci al Cristo Risorto, il quale ci indica che l’ospitalità è sempre, anche in questa pandemia, la risposta adeguata ed efficace di fronte alla sofferenza e alla morte. Cari Confratelli e Collaboratori, continuate a dare testimonianza dell’ospitalità di San Giovanni di Dio, per il bene dei malati e dei bisognosi, della Chiesa e del mondo.

Preghiamo gli uni per gli altri, e tutti preghiamo per il mondo intero, specialmente per quanti stanno patendo grandi sofferenze a causa di questa epidemia. Affidiamo al Signore Risorto i nostri Confratelli, Collaboratori e familiari che sono morti, e quanti sono rimasti colpiti dal virus.

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

    

Fra Jesús Etayo

Superiore Generale



Roma, 30 marzo 2020

COVID – 19 (3)

 

A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio




















Carissimi, ancora una volta mi rivolgo a voi per farvi sentire la vicinanza di tutta la nostra Famiglia e per aggiornarvi sulla situazione delle Case dell’Ordine relativamente alla pandemia da Covid-19, che continua ad avanzare e a diffondersi in quasi tutti i Paesi.

I mezzi di comunicazione ci informano ogni giorno su come si sta propagando la pandemia. Fino ad oggi sono stati registrati oltre settecentomila contagi, trentaquattromila morti e centoquarantanovemila guariti. Gli Stati Uniti sono la nazione che attualmente ha il maggior numero di contagi, ma è in Europa che la pandemia si sta diffondendo con maggior forza e con un numero molto alto di morti, in particolare in Italia e Spagna, seguite da Francia, Germania e da altri Paesi. Purtroppo il virus sta arrivando in tutti i continenti, come già dicevo la settimana scorsa, e pertanto si stanno adottando misure preventive molto restrittive. La Cina è l’unico Paese in cui sembra che il virus stia regredendo, e quindi si stanno allargando le maglie delle misure restrittive. Questa situazione sta provocando una forte crisi sanitaria, della quale non riusciamo ancora a determinare la portata, ma anche una crisi economica e sociale molto grave.

Per quanto riguarda i Centri e le Case dell’Ordine, e tenendo conto delle informazioni di cui disponiamo sino ad oggi, la situazione più preoccupante continua ad essere in Italia e in Spagna, anche se, come ho detto, in tutti i Paesi in cui l’Ordine è presente si stanno verificando casi di Covid-19 e si stanno adottando le misure del caso, o perlomeno così ci auguriamo.

Non ci sono Confratelli contagiati nelle Case dell’Ordine, ad eccezione di un Confratello italiano che è risultato positivo al coronavirus e 14 Confratelli in Spagna, anch’essi risultati positivi. La maggior parte di loro sono in isolamento nelle Comunità, mentre alcuni sono ricoverati in ospedale.

Per quanto riguarda invece i nostri Collaboratori, sebbene non disponiamo di un’informazione precisa di tutte le Province, posso dire che attualmente sono circa 280 quelli che sono risultati positivi. Ciò sta creando delle tensioni in alcuni Centri, a causa soprattutto della mancanza di personale, perché bisogna tenere presente che altri Collaboratori devono essere messi in quarantena per essere stati a contatto con una persona positiva al virus.

Un certo numero di pazienti sono morti nelle nostre Case a causa del Covid-19, soprattutto in alcuni ospedali che, su richiesta delle Amministrazioni pubbliche, stanno assistendo malati con il coronavirus. Relativamente ai Confratelli, sono due quelli che sono morti: uno di 97 anni, come vi avevo già detto la scorsa settimana, e l’altro di 88. La morte degli altri Confratelli di qualche giorno fa non è da addebitarsi al virus. Sono stato poi informato della morte di un Collaboratore italiano, che era in congedo dal lavoro, e che risulta essere l’unico.

Mi rivolgo nuovamente ai Confratelli e ai Collaboratori che in questi giorni stanno dando il meglio di sé per assistere i malati e i loro familiari, nella lotta contro questa pandemia. Sappiamo che lo state facendo in condizioni molto difficili, soprattutto nei Paesi più colpiti, per la scarsità di materiale e per il numero elevato di malati che arrivano negli ospedali. Ancora una volta vi diciamo: grazie! San Giovanni di Dio vi sostiene e vi accompagna con la sua presenza e la sua intercessione.

Lo scorso venerdì, 27 marzo, Papa Francesco ha presieduto un momento straordinario di preghiera, in una piazza San Pietro deserta. Da qui ha impartito la benedizione urbi et orbi a motivo di questa pandemia. Dopo aver letto un brano del vangelo di San Marco, ha pronunciato delle parole veramente profonde ed illuminanti. Riporto soltanto alcuni paragrafi, per la nostra Famiglia di San Giovanni di Dio:

 “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che ci alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, «gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi» (cfr 1 Pt 5,7).

Ringrazio i Superiori Provinciali per le informazioni che ci stanno inviando, e li invito a continuare a farlo.

La situazione è molto difficile, e non sappiamo fino a quando durerà. Come ci dice Papa Francesco, non dobbiamo avere paura, alimentiamo la nostra fede e la nostra speranza nel Signore, mettiamo al servizio dei malati e di quanti si trovano nel bisogno il meglio di noi, l’ospitalità, così come da sempre hanno fatto i nostri Confratelli, e seguendo l’esempio del Fondatore, San Giovanni di Dio. Aiutiamoci tra di noi nelle Case, tra Case di una stessa Provincia, e tra Province della Regione di appartenenza. La soluzione a questo problema non è individuale, dobbiamo cercarla tutti insieme, collaborando e mettendo ciò che abbiamo al servizio degli altri. E’ anche il momento di lottare in rete contro questa pandemia. Nessuno tenga niente per sé, di fronte alle necessità degli altri.

Preghiamo gli uni per gli altri, e tutti preghiamo per il mondo intero, specialmente per quanti stanno patendo grandi sofferenze a causa di questa epidemia. Affidiamo al Signore i nostri Confratelli, Collaboratori e familiari che sono morti, e quanti sono rimasti colpiti dal virus.

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

 

Fra Jesús Etayo, O.H.

Superiore Generale




Roma, 23 marzo 2020

COVID – 19 (2)

 

A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio


Carissimi, una settimana dopo la mia prima comunicazione, vi invio alcune informazioni aggiornate sulle Case dell’Ordine in relazione alla pandemia da coronavirus, che purtroppo continua ad diffondersi in tutto il mondo.

Dai mezzi di comunicazione avete appreso come il virus si stia diffondendo, e come siano sempre di più le persone contagiate. In questo momento l’epicentro continua ad essere l’Europa, dove in pratica quasi tutti i Paesi sono colpiti ed hanno adottato delle misure di contrasto sempre più restrittive. L’Italia e la Spagna, seguite da Francia, Germania e Regno Unito, sono le nazioni che registrano il maggior numero di contagiati e di morti, soprattutto le prime due, dove i numeri delle persone contagiate e di quelle decedute stanno raggiungendo livelli impensabili, e il peggio è che ancora non si sa quando inizieranno a diminuire. In alcune zone il sistema sanitario locale è al limite della saturazione, e ciò rende tutto più difficile.

Fuori dall’Europa, negli Stati Uniti i casi stanno crescendo, così come in Canada, mentre in quasi tutti i Paesi dell’America Latina e della zona Caraibica si stanno adottando misure severe per prevenire i contagi, anche se si sono già verificati alcuni casi.

In Asia sembra che si stia riuscendo a controllare la situazione in Cina e anche in Corea del Sud, ma continuano a rimanere in vigore severe misure restrittive. Anche negli altri Paesi asiatici, in Australia e nella zona del Pacifico, si stanno adottando misure restrittive, perché si sono verificati i primi casi di contagio.

La pandemia purtroppo sta arrivando in Africa, dove si sta chiedendo a tutti i Paesi di adottare le stesse misure per evitare la diffusione del virus, anche per le ulteriori difficoltà che ci possono essere.  Molte nazioni si stanno già muovendo in questo senso, e speriamo che la possano contenere.

Relativamente ai Centri e alle Case dell’Ordine, e tenendo conto delle informazioni che abbiamo ricevuto fino a questo momento, vi aggiorno come segue. 


Non ci sono Confratelli né Collaboratori contagiati nelle Case dell’Ordine, ad eccezione di:


Italia: Per il momento nessun Confratello è contagiato, ma lo sono alcuni Collaboratori della Provincia Lombardo-Veneta e dell’Ospedaleall’Isola Tiberina. Per il momento il problema più grave è al nord, dove i servizi sanitari sono vicini alla saturazione. Il nostro ospedale di Erba è quello che sta soffrendo di più in questo senso; gli altri Centri per il momento stanno meglio.


Spagna: E’ dove attualmente ci sono più colpiti. Un Confratello di 97 anni è morto a causa del coronavirus e ci 9 sono contagiati, tra Confratelli delle tre Province e una religiosa che lavora in uno dei nostri Centri. Per il momento stanno bene e non hanno bisogno del ricovero ospedaliero, alcuni sono asintomatici. In quanto ai Collaboratori, sono un centinaio quelli risultati positivi al Covid-19.  Madrid continua ad essere il punto più critico, seguito dalla Catalogna e dai Paesi Baschi. I nostri Centri stanno facendo un grande lavoro, in coordinamento con le Amministrazioni Pubbliche, e in alcuni sono ricoverati malati con il coronavirus.


Austria: La situazione qui è più contenuta, ma al 19 marzo risultavano almeno sei Collaboratori contagiati.

Bisogna poi tenere presente che le persone contagiate, Confratelli e Collaboratori, provocano un numero importante di altre persone che devono essere poste in quarantena o in isolamento.

Chiedo a tutti di unirci nella preghiera con la Chiesa e con l’intera Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio, per chiedere al Signore la guarigione di tutte le persone colpite dal virus e in modo speciale per i membri della nostra Famiglia, Confratelli e Collaboratori, che sono stati contagiati.

A nome dell’Ordine, voglio ringraziare i Confratelli e i Collaboratori che in questi giorni stanno dando il meglio di sé per assistere i malati e i loro familiari nella lotta contro questa pandemia. Siamo molto orgogliosi di voi, perché ancora una volta state facendo risplendere il carisma e la missione di ospitalità, andando ben oltre i discorsi e le parole: con il vostro impegno, molte volte spinto al limite, sforzandovi di sorridere anche quando non ne avete voglia, con la vostra continua ricerca di risorse e di mezzi per curare e assistere al meglio i malati, come buoni samaritani, come tanti San Giovanni di Dio che si moltiplicano per il bene di chi soffre, di chi ha paura, dell’anziano spaventato e del giovane preoccupato. Per questi malati siete l’Arcangelo Raffaele che porta la consolazione e l’amore di Dio, la tenerezza e l’umanità. Grazie! Per ciò che state facendo meritate gli applausi di tutti, quegli applausi spontanei che la gente vi rivolge in molti luoghi. Sappiamo che il Signore non si dimentica di noi, e per questo abbiamo la speranza e la fiducia che vinceremo questa battaglia.

In alcuni Paesi il virus non è ancora arrivato, o perlomeno ha contagiato poche persone. Chiedo ai Confratelli e ai Collaboratori, qualora non lo avessero già fatto, di adottare quanto prima le necessarie misure preventive nei Centri e nelle Comunità. Questa pandemia si sta rivelando più dura di quanto si immaginava, e ancora non sappiamo per quanto tempo durerà. Esorto tutti ad adottare le misure indicate dalle autorità e quelle che, per esperienza, sappiamo essere necessarie. Lo ricordo in particolare ai Paesi africani, che hanno già vissuto l’esperienza dell’ebola. Attivatevi subito e adottate tutte le misure e i protocolli del caso, guardando a quella difficile e triste esperienza.

Siamo nel tempo della Quaresima, e in cammino verso la Pasqua. Viviamo questo momento liturgico con il dolore e la tristezza che accompagnano la sofferenza provocata dalla pandemia, ma con la speranza nel Signore della Vita e la fiducia che, con il Suo aiuto, supereremo questi difficili momenti.

Rinnovo l’esortazione ai Superiori Provinciali e Locali di adottare le misure necessarie nelle Province e in ogni Comunità per evitare i contagi, includendo anche la cancellazione degli incontri comunitari, di qualsiasi tipo essi siano.

Ringrazio i Superiori Provinciali per le informazioni che ci stanno inviando su come l’epidemia sta colpendo ogni Provincia. Continuate a mandarci notizie aggiornate, perché in questo modo potremo a nostra volta informare tutto l’Ordine e soprattutto esservi più vicini. 

Sono momenti difficili, e le cose sembrano peggiorare ancora. Con le dovute precauzioni e sempre rispettando le norme, con cura e attenzione, è anche l’ora dell’Ospitalità, di metterci a disposizione degli altri, di servire con l’esempio, così come fecero coloro che sono venuti prima di noi. Ricordo in particolare San Giovanni Grande, che nel 1600 morì a Jerez de la Frontera (Spagna) dopo aver contratto la peste, portando l’ospitalità alle estreme conseguenze, così come fecero di recente i nostri Confratelli che sono morti a causa dell’ebola.

Preghiamo gli uni per gli altri, e tutti preghiamo per il mondo intero, specialmente per quanti stanno patendo grandi sofferenze a causa di questa epidemia.

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

 

Fra Jesús Etayo, O.H.

Superiore Generale




A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio

 

Carissimi, vi saluto cordialmente sperando che stiate bene. Con la presente desidero informarvi della situazione che sta creando la pandemia del coronavirus, particolarmente nelle Case dell’Ordine.

Come sapete, questa pandemia ha avuto inizio in Cina, e le prime notizie sono arrivate alla fine di dicembre dello scorso anno. Purtroppo si è propagata rapidamente in altri Paesi, come Corea del Sud e Iran; quindi è arrivata in Europa, che attualmente è considerata come l’epicentro della pandemia. Anche se con meno casi, poco a poco si sta estendendo ad altri Paesi di Oceania, America e Africa. Sicuramente lo state seguendo attraverso i mezzi di comunicazione. Oltre a un numero importante di contagi, la pandemia sta provocando molti morti.

Per quanto attiene all’Ordine, la situazione è la seguente, in base ai dati di cui disponiamo attualmente:

 

Cina: non ci sono Confratelli colpiti nell’unica comunità che abbiamo, quella di Yanji. Da diversi giorni però non abbiamo notizie di Fra Joseph Han, scolastico di nazionalità cinese, che i primi giorni di febbraio si trovava in isolamento a Pechino. Il Superiore di Yanji sta facendo il possibile per mettersi in contatto con lui, ma purtroppo fino ad ora senza successo.

 

Corea del Sud: ci sono stati molti contagiati, ma nessuno tra i Confratelli, e secondo le notizie di cui disponiamo neanche tra i Collaboratori.

 

Italia: la situazione è molto difficile. Al momento non risultano contagiati tra i Confratelli, mentre ce ne sono tra i Collaboratori e anche tra i malati assistiti in alcuni nostri Centri. Specialmente nella zona del Nord Italia, e pertanto quella della Provincia Lombardo-Veneta, la situazione è critica e rischia di portare al collasso il sistema sanitario. Per il momento a Roma e nell’area della Provincia Romana (centro e sud Italia), le cose vanno un po’ meglio, anche se ci si aspetta un aumento dei contagi nei prossimi giorni. Il Governo ha rivolto un appello ai cittadini a rimanere a casa. Nella Curia Generalizia stiamo bene; praticamente tutti i Collaboratori stanno lavorando da casa, così come stanno facendo molti altri Collaboratori dei Centri, sia per il tipo di lavoro che svolgono, sia perché costretti ad un isolamento obbligatorio.

 

Spagna: in questi ultimi giorni la situazione si è complicata, e si delinea un andamento simile a quello dell’Italia. Per il momento, un Confratello della comunità di Ciempozuelos è risultato positivo, ma sta bene e segue i protocolli medici. Un buon numero di Collaboratori sono stati contagiati o sono in isolamento, specialmente in alcuni Centri di Madrid e di Barcellona, due tra i focolai più grandi in Spagna.

 

Altri Paesi europei: la situazione non è uguale dappertutto, ma sta crescendo il numero dei contagiati, specialmente in Germania, Francia e Regno Unito. Per il momento non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Stati Uniti e Canada: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Oceania: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

America Latina: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Africa: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Altri Paesi + Asia-Pacifico: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Queste sono le informazioni che vi possiamo dare in questo difficile momento, causato dalla pandemia del coronavirus. I dati, come in altre situazioni del genere, sono provvisori e cambiano molto rapidamente. Chiedo a tutti di essere prudenti e di rispettare le norme e i protocolli che i diversi Paesi stanno emanando per proteggersi dal virus.

 

Allo stesso modo, chiedo a tutti Superiori Provinciali, laddove lo considerino opportuno e necessario, di dare norme precise per le Case, i Confratelli e le Comunità, per poter frenare il contagio in una duplice direzione: non contagiarsi e non contagiare gli altri. Ciò potrebbe comportare il dispensare i Confratelli da determinate attività, come ad esempio riunioni e incontri comunitari. Ove le Comunità sono formate da molti Confratelli, si può dispensare dalla preghiera comunitaria e persino dalla partecipazione all’Eucaristia, qualora fosse necessario.

 

Sono momenti veramente difficili, perlomeno nei luoghi in cui la pandemia si sta manifestando in modo più forte. Come Fatebenefratelli, i nostri Centri devono essere disponibili e preparati al meglio per aiutare e collaborare con la società a combattere questa pandemia. I Confratelli che in modo diretto non si possono dedicare all’assistenza, intensifichino la preghiera personale e se è possibile quella comunitaria, pregando il Signore attraverso l’intercessione di San Giovanni di Dio, per i malati, per quanti stanno morendo e per gli operatori sanitari e non sanitari che stanno lavorando senza sosta per curare e assistere i malati.  

 

Chiedo a tutti, Confratelli e Collaboratori, di salvaguardare la propria salute rispettando le norme previste in questi casi, e mi rivolgo soprattutto ai Confratelli anziani e alle persone a rischio, specialmente nelle zone più colpite. Vi esorto a rimanere a casa e a seguire le indicazioni dei Superiori, anche qualora esse dovessero risultare gravose.

 

I Superiori Provinciali sono invitati a informarci periodicamente sulla situazione della loro Provincia, affinché possiamo conoscere la realtà globale dell’Ordine e nello stesso tempo informare tutta la Famiglia Ospedaliera.

 

Sono momenti duri per il mondo, ed è proprio in questi momenti che siamo chiamati a tirar fuori il meglio di noi: l’ospitalità, la generosità, la collaborazione e la dedizione, per vivere sì con preoccupazione, ma sempre con fede e speranza nel Signore, che condivide la nostra sofferenza. In Lui riponiamo la nostra fiducia e la nostra speranza, per poter superare il difficile momento che stiamo vivendo e che, a parere degli esperti, non si concluderà a breve.

Preghiamo gli uni per gli altri, e tutti preghiamo per il mondo intero, specialmente per quanti stanno patendo grandi sofferenze a causa di questa epidemia.

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

  

 

Fra Jesús Etayo, O.H.

Superiore Generale

 

 

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